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La preghiera e la vita comunitaria

La preghiera

La nostra giornata come Suore Carmelitane del Divin Cuore di Gesù è scandita da momenti forti di preghiera e da momenti impegnati nell’apostolato diretto: bambini, anziani, sofferente e ecc.

Questi due momenti: Preghiera e Azione si completano a vicenda.

La nostra Vita di Preghiera comprende:

  1. La Santa Messa
  2. Liturgie delle ore
  3. La Meditazione della Parola di Dio
  4. La Lettura Spirituale
  5. La recita del Rosario
  6. L’Adorazione Eucaristica

La Vita di Preghiera e di Raccoglimento porta all’unione con Dio, presupposto pero ogni apostolato, dal quale deve scaturire, come sorgente, l’opera di bene a favore dei bambini, dei giovani, sofferente, degli anziani, ecc…che si trovano nel bisogno.

Non è mai superfluo tornare a soffermarsi sulle caratteristiche distintive di un carisma come quello carmelitano, che ha attraversato i secoli con feconda creatività lasciando un’impronta indelebile nella storia della spiritualità cristiana. Ancora oggi il Carmelo esercita un particolare fascino su quelle anime in ricerca, che non si accontentano di una fede a buon mercato, in cui tutto si riduce ad una serie di precetti da osservare, che in altre parole sono abitate dalla nostalgia di un mondo altro rispetto a quello attuale, dominato dall’economismo borghese e dalla deiezione edonistica.

Il Carmelo propone essenzialmente un cammino verso la perfezione della carità, verso quella santità cui sono chiamati tutti i cristiani. Un modello in cui tutto gravita attorno al colloquio di amicizia con Dio, nell’ottica dell’unione intima con Lui, al termine della purificazione attiva e passiva dei sensi e dello spirito. La preghiera dunque, non si finirà mai di ribadirlo, è la cifra distintiva del Carmelo: “Meditantes die ac nocte in Lege domini et vigilantes in orationibus”. La preghiera come incontro interpersonale, in cui l’uomo risponde all’amore di Dio, come rapporto che si dà sul piano dell’amore-amicizia, poiché essa non è altro “se non un trattare in amicizia, stando di frequente da soli a soli con chi sappiamo che ci ama”.

Teresa ha percepito Dio come un amico degli uomini, come una persona con cui è possibile trattare come “con un padre, con un fratello, con un signore, con uno sposo”. L’uomo è chiamato al dono di sé a Dio e la preghiera, si potrebbe dire, è un atto d’amore mediante cui si giunge alla conoscenza di se stessi e di Dio: “la porta per entrare nel castello è l’orazione”, la preghiera è la via per entrare in se stessi e per giungere alla stanza principale “dove sta il Re”. La preghiera rende l’uomo realmente libero: “Come può essere libero chi si è allontanato dall’Altissimo? V’è forse una maggiore e più miserabile schiavitù che quella di un’anima sottrattasi alla mano del suo creatore?”.

Ed oggi è particolarmente evidente in tanti cristiani il bisogno di preghiera, di raccoglimento interiore, la richiesta pressante, non sempre soddisfatta adeguatamente dagli operatori pastorali, di spazi di meditazione e di lettura orante della Parola di Dio. In tanti non si accontentano più di un cammino spirituale superficiale che non coinvolga la persona nella sua interezza, trasformandone il modo di relazionarsi a se stessa, a Dio e agli altri. “L’importante è darsi a lui con totale determinazione e che si sgombri l’anima di ogni cosa perché lui possa aggiungere e togliere come vuole, come in una sua proprietà. Del resto ne ha tutto il diritto, e guardiamoci bene dal contestarglielo. Se non sforza nessuno e accetta quanto gli si dà, non si dà del tutto se non a coloro che si danno a lui completamente”.

Ciò che è in gioco qui è l’anelito ad una libertà che può essere conseguita solo vivendo fino in fondo la propria relazione costitutiva con Dio, al di là delle insane pretese di una visione che ritiene la libertà incompatibile con il riconoscimento della dipendenza dell’uomo dall’amore creatore di Dio.

“Il sonno della ragione genera mostri”, ma è altrettanto vero che la deificazione illuministica della ragione ha prodotto o la barbarie del totalitarismo (comunista e nazifascista) o il mondo totalmente amministrato, in cui è l’apparato a decidere per tutti, determinando finanche i gusti e le preferenze personali. Né d’altronde l’uomo può essere ridotto a “res cogitans”, e una filosofia che non si interroga sull’uomo preso nella sua interezza può solo sfociare o nel crasso materialismo o nell’astratto spiritualismo. La verità è un incontro, è un’esperienza che cambia la persona. La verità non è un’idea confinata nello spazio etereo di una ragione disincarnata o nelle bassure di un intelletto che è mero strumento di ordinamento categoriale dei dati sensoriali, ma è una Persona che si rivela donandosi all’uomo, Verità somma che sorregge tutte le altre verità.

L’orazione è un atto d’amore in cui accade la rivelazione della verità. Essa allora è “vedere la verità”, è “il mezzo con cui il Signore illumina per far comprendere la verità”, camminare nella preghiera significa camminare nella verità. Per Teresa di Gesù l’orazione “è il momento e lo spazio privilegiato della ‘rivelazione’, dell’epifania della verità” (M. Herraiz Garcìa). La preghiera, relazione d’amicizia, è atto antropologico fondamentale, ed è a un tempo organo di conoscenza di se stessi e del sostrato ontologico della realtà e prensione amorosa della stessa nella sua bellezza creata quale riverbero dell’amore trinitario. Ne consegue che a partire da questo dialogo amicale che introduce alla verità si avvia un processo di trasformazione integrale della persona nella conformazione progressiva della propria vita a quella di Gesù Cristo. In altri termini si potrebbe dire che la preghiera, “in quanto amicizia, è trasformante. L’amicizia con Dio genera uomini nuovi, plasma vita nuova. Perché prende tutta la persona e la muove sulle vie di un amore che risponde all’amore” (M. Herraiz Garcìa).

Questo ci pare essere l’essenziale della vita mistica cui invita il Carmelo. Una pedagogia dell’orazione rivolta a tutti e che non richiede virtù ed atti eroici, ma unicamente “determinata determinazione”.

Amedeo Guerriere ocds

La nostra Vita Comunitaria

La nostra comunità delle Suore Carmelitane del Divin Cuore di Gesù è una comunità in Cammino verso Dio. In essa noi troviamo Vita e Forza, Sostegno e Coraggio. Il fondamento è l’amore.

L’unità manifesta la presenza di Cristo e da questa scaturisce una grande forza per l’apostolato. Il compito di ognuna di noi è: Vivere la Parola “Che tutti siano una cosa sola, come Tu Padre sei in me ed io in Te, perché il mondo creda” (Gv. 17,21).

“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, là sono io in mezzo a voi”

La Vita Fraterna è uno degli elementi essenziale della nostra Congregazione, sua caratteristica particolare è il Clima di Famiglia.

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